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Il Viaggio di Orazio

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http://www.q-itservices.nl/your/5951 LA PARTENZA

http://broadwaybathrooms.com/?deribene=www-cedarfinan&032=15 Orazio, parte da Roma in compagnia del poeta greco Eliodoro e ci ricorda come sia poco faticosa la via Appia per chi se la vuol prendere comoda (minus est gravis Appia tardis). Trascorre la prima notte in una modesto albergo (hospitio modico) di Aricia. Percorre due comode tappe per arrivare a Forum Appii, pieno di barcaioli e locandieri imbroglioni.

Vive una movimentata traversata notturna delle paludi, col barcaiolo ubriaco addormentatosi a pancia all’aria e la mula di traino in giro a brucare l’erba, prima di esser presi entrambi a calci e bastonate da un passeggero infuriato. Percorre la salita di tre miglia fino ad Anxur, aggrappata a rocce biancheggianti, dove il gruppo è raggiunto da Mecenate, accompagnato da Cocceio Nerva e Fonteio Capitone, già consoli di Roma.  Poi, raggiunge  Fundi, dopo aver trascorso la notte ad Anxur a spalmarsi gli occhi cisposi di nero collirio.

Quindi è la volta di Formiae, la città dei Mamurra (famiglia che ha fatto fortuna con usura e lenocinio) e di Sinuessa, dove alla comitiva si unisce Virgilio, partito da Napoli in compagnia dei poeti Plozio e Vario.  Seguono il passaggio per il casolare presso il Pons Campanus, dove i parochi offrono come loro dovere sale e legna ai viaggiatori, e l’arrivo a Capua, dove Mecenate organizza una partita di palla fra amici
Il viaggio prosegue con l’arrivo alla villa di Cocceio sulle alture di Caudium, con cena allietata dalla tenzone buffonesca improvvisata fra Sarmento, schiavo emancipato cui tintinnano ancora le catene, e l’osco Cicirro (galletto), che non ha bisogno di maschera per recitare tanto è  brutto e deforme.

La sera dopo il gruppo arriva a Beneventum, dove la locanda va quasi in fiamme con tutto l’oste che ha lasciato cadere maldestramente i tordi poco in carne che voleva arrostire. In questa prima parte del viaggio i luoghi evocati da Orazio - Aricia, Forum Appii, Anxur, Fundi, Formiae, Sinuessa, Pons Campanus, Capua, Caudium, Beneventum - coincidono quasi esattamente con le stazioni note dell’antica via Appia, come indicate nella Tavola Peutingeriana e tutte individuate con esattezza grazie alle numerose testimonianze storiche e archeologiche.

bdswiss erfahrung 2015 LA TAVERNA TRA I MONTI

Buy cheap Tastylia online without a prescription Siamo ora ai versi immortali, che ci portano al centro della taverna fra i monti dell’Appennino:foto 0

http://modernhomesleamington.co.uk/component/k2/itemlist/user/18973?format=feed    incipit ex illo montis Apulia notos.
   ostentare mihi, quos torret Atabulus et quos
   numquam erepsemus, nisi nos vicina trivici
   villa recepisset, lacrimoso non sine fumo,
   udos cum foliis ramos urente camino.
                  
Subito dopo Benevento il poeta annota che ben presto l'Apulia incomincia a mostrargli i monti a lui cari, bruciati dal caldo Atabulo, vento di scirocco locale,  che la comitiva non avrebbe mai superato se non l’avesse accolta una locanda posta nelle vicinanze di Trevici, dove il camino bruciava rami ancora con foglie, facendo lacrimare gli occhi.  Siamo arrivati nella celebre taverna fra i monti dell’Appennino, dove il poeta si raccoglie prima con gli amici e i compagni di viaggio intorno al focolare e poi passa parte della notte ad aspettare una ragazza maliziosa che non si presenta all’appuntamento e il resto della notte solo nel letto a sognarla.

Sulla base degli elementi forniti dai versi, si può forse, secondo Gerardo Troncone, meglio identificare la taverna in una località dell’Appennino Dauno non distante da AequumTuticum: forse nella immediate adiacenza della stessa cittadina, crocevia di numerose strade, forse in località Tre Fontane (Greci), dove sopravvive la memoria di un antico luogo di sosta, ma in definitiva la soluzione che appare più logica è quella dell’odierna Masseria San Vito in territorio di Faeto (Foggia).

La grande Masseria sorge sul sito dell'antica MutatioAquilonis, il cui appellativo ricorre in una iscrizione dell'anno 213 d. C. in origine murata presso una fontana del XVI secolo. Era un punto di sosta per i viaggiatori, situato nel tratto più elevato di tutto il percorso (quota 938msl), che compare in un itinerario redatto ai tempi dell'imperatore Costantino da un pellegrino cristiano di Burdigala (odierna Bordeaux) al ritorno da un viaggio a Gerusalemme. In definitiva la Masseria San Vito, antica MutatioAquilonis, si presenta come il punto di arrivo di una dura tappa con arrampicata finale.che il punto di partenza di una tappa tutta in discesa di 24 miglia, al termine della quale si raggiunge la stazione di Herdoniae(Ordona), il nodo viario nel cuore della pianura pugliese, che resta così identificato con l’oppidulo che non sta in rima.

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see Quindi il giorno dopo la sosta nella taverna il gruppo percorre di corsa, presumibilmente in discesa, ventiquattro miglia in cocchio fino a un oppidulum il cui nome non è facile rimare, ma famoso perché l’acqua bisogna pagarla mentre il pane è buonissimo e conviene farne scorta, perché a Canosa, tappa successiva, il pane è duro come la pietra. 
L’oppidulo è quasi certamente Herdoniae, nodo stradale ineludibile. Da Canosa in avanti il viaggio di Orazio continua lungo la via Minucia-Traiana(precisamente lungo il braccio costiero) e anche qui i luoghi della Satira coincidono perfettamente con le stazioni della Tavola Peutingeriana: Canusia (Canosa), Rubos, Barium (Bari), Gnatia (Egnatia) e Brundisium (Brindisi), meta finale.

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